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SPERANZA CONTI, VIGNAIOLA DELLA "CANTINA LE COLLINE"

Aggiornamento: 4 feb


Speranza Conti

Siamo qui con Speranza Conti, titolare e vignaiola dell’azienda vitivinicola LE COLLINE.

Approfittiamo della sua gentilezza per conoscerla meglio, rivolgendole alcune domande su di lei e sul suo lavoro, visto che non è affatto frequente che una donna svolga in prima persona l’attività di vignaiola e di titolare dell’azienda.


Buongiorno Speranza, e grazie per la tua disponibilità



Buongiorno


Tu sei titolare de LE COLLINE, ma sei anche la vignaiola dell’azienda, e quindi ti occupi del lavoro in vigna, della vinificazione e della commercializzazione dei prodotti, giusto?


Sì, nella mia azienda devo occuparmi un po’ di tutte queste cose.


Dal lavoro manuale e faticoso dell’allevamento delle viti e della vinificazione, fino ai rapporti con la clientela e alla commercializzazione…


Già, anche se, naturalmente, faccio tutto questo con l’aiuto di alcune persone, e in particolare della mia famiglia, soprattutto in vigna, per le operazioni relative alla coltivazione e alla conduzione del vigneto, come pure alle faticose operazioni di raccolta delle uve.


Scusa, ma mi hanno detto che tu sei anche un medico veterinario, e che svolgi anche questa attività


È vero, sono anche veterinario. Svolgo questa professione ormai da molto tempo…


Ma come ci riesci? Anche perché devi conciliare tutto questo con i compiti familiari, di madre ecc…


Beh, conciliare tutte queste cose effettivamente non è molto semplice. Per farlo, devi essere una persona che si appassiona alle cose che fa, che le vuole fare bene, che le apprezza, che trova soddisfazione in ciascuna di esse. Devi avere questo stesso atteggiamento quando sei veterinario e quando sei vignaiola…

Ma poi, occuparsi di animali e occuparsi di una vigna, in fondo, significa avere a che fare con la natura, no? e quindi c’è qualcosa che accomuna le mie diverse attività.

Speranza Conti durante la vendemmia

Immagino, comunque, che la passione e la voglia di far bene siano particolarmente importanti, anzi decisive, nell’attività di vitivinicultura


Assolutamente sì. Questa attività mi è stata tramandata dai miei genitori. Fin da bambina giravo per la vigna, tra i filari, guardavo mio padre potare, raccogliere, darsi da fare instancabile, e cercavo di imitare quel che faceva. E già allora gioivo insieme agli altri quando si vendemmiava e si vinificava, o quando si imbottigliava il vino… Certe cose ti entrano dentro: le esperienze infantili orientano il tuo modo di pensare, di atteggiarti alle cose, al lavoro. E quindi seminano le grandi passioni di domani.


Che rapporto hai con i prodotti che realizzi? Intendo dire: li senti veramente tuoi, senti che rappresentino quello che tu sei?


In qualche modo sì… perché sono il frutto delle mie scelte, e non solo di quelle recenti. Il vino è il frutto di tante decisioni pregresse: quelle lontane nel tempo, sui vitigni da impiantare; quelle più vicine sulla loro conduzione, per esempio i sistemi di potatura; e quelle vicinissime, come le scelte del momento esatto della raccolta, fatte a seconda del livello di maturazione richiesto dal particolare tipo di vino che si vuole realizzare; e poi è certamente il frutto delle scelte sulla specifica tecnica di vinificazione e su quella di affinamento.

Certo che il vino rappresenta i vignaioli! Parla di loro!

Speranza Conti assaggia il vino

Ma ci sono differenze in quanto ti senti rappresentata e ricevi soddisfazione dall’un vino o dall’altro? Per esempio il Montepulciano o il Sangiovese che produci, o il Maceratino…


Le annate più o meno felici determinano senz’altro il livello di soddisfazione e di rappresentatività delle tue scelte, che può darti l’un vino o l’altro. Però si lavora per far sì che, per ogni annata, si ottenga il meglio.

Io amo tutti i miei vini, compresi quelli che produco con vitigni internazionali, che si sono ben acclimatati e hanno sviluppato caratteristiche di gusto particolari nelle Marche e nel territorio della mia vigna, ai piedi dei Sibillini: caratteristiche che non si trovano altrove. Perciò sono vini marchigiani, così come quelli che produco con vitigni autoctoni, il Montepulciano, il Maceratino e altri ancora.


Il Maceratino! O Ribona! E qui siamo alla territorialità per antonomasia, giusto?


Sì, sì… sì! Dico tre volte sì, perché il nome Maceratino evoca esattamente ed esclusivamente il mio territorio: non le Marche in generale, ma appunto il territorio ristretto del maceratese che gli ha dato il nome. Insomma, parla dei pendii dolci sotto ai Monti Sibillini, e della mia stessa vigna. Questo significa per me “Maceratino”.

I suoi profumi, il suo sapore, perfino il suo colore raccontano della terra dove sono nata e cresciuta, del passato di questo territorio, della cultura rurale che da tempo immemore lo ha prodotto, e del luogo dove ho conosciuto la passione per questo vino!


Dicono che il Maceratino sia un parente stretto del più blasonato Verdicchio.

È vero?


Sì, recenti studi genetici hanno confermato questa stretta parentela. E quindi hanno riconosciuto al Maceratino la nobiltà di grande vitigno autoctono.

Non nascondo che questo mi fa ben sperare per il futuro, perché si tratta soltanto di diffonderne la conoscenza, e sarà apprezzato al pari del suo parente più noto.

Ma veramente già ora, quando incontro persone che amano il vino, magari alle fiere o ad incontri di altro genere, sono molti gli estimatori del Maceratino, stregati dal suo gusto e dalla sua spiccatissima territorialità, che pochi vitigni possono vantare altrettanto. E non bisogna dimenticare che l’interesse per il Maceratino porta con sé quello per il nostro territorio, le sue bellezze ancora poco note… Questo mi fa tanto piacere, perché la cultura del vino deve allargarsi a quella dell’habitat in cui avviene la produzione, dell’ambiente speciale, del clima, della storia e dell’arte del territorio…

Speranza Conti raccoglie l'uva

Beh, questa è passione autentica. E sicuramente ben riposta. Anch’io e i miei amici siamo estimatori del Maceratino, e tifiamo perché acquisti sempre maggiore rilevanza. Grazie Speranza, per il lavoro che fai e per quella che assomiglia a una missione, che svolgi con dedizione rara, che tutti noi apprezziamo.

Non so, se vuoi aggiungere qualcos’altro…


Io sono una persona che considera la modestia come una virtù importantissima. Quindi non mi piace parlare di me come se facessi chissacché. Diciamo solo che amo le cose che faccio, e spero di trasmettere ad altri la mia passione. In che modo? Senza retorica, lasciando parlare i vini che faccio. Nient’altro.


Se in futuro volessimo tornare a parlare con te, potremo risentirci?


Sì, a patto che parliamo meno di me e più della mia cantina. Ci state?


Sì, assolutamente! Grazie ancora Speranza…


Grazie a voi!



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